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Una fotografia diversa

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
2 minuti

Davanti allo spettacolo di un’immane cascata d’acqua che dalla cima di una montagna verde risuona nella valle, la signora col cappotto arancione dice: “Non so cosa fotografare”. La fotografa suggerisce: “Non scatti. Si sieda e osservi il panorama”. Un po’ romanzato da me, è un episodio raccontato da Elisabetta Rosso nell’app del suo Manuale semiserio di sopravvivenza fotografica. Ci sono incappato cercando un’app per scattare foto con il mio nuovo iPhone 1. Quello che implica il suggerimento di “non scattare” va ben oltre la fotografia.

Di fianco alla signora con il cappotto arancione, tutti o quasi avremmo lo smartphone o la macchina fotografica in mano. Gli amatori cercherebbero di comporre una foto. Tanti si metterebbero in posa per un selfie o chiederebbero ad altri di immortalarli davanti a quello spettacolo della natura. Molti scatterebbero senza neppure starci a pensare, qualcuno magari con il telefono in verticale. È sempre così: davanti a una richiesta di svolgere un’attività al lavoro, quando tocca a noi preparare la cena, quando c’è da programmare il fine settimana e via dicendo.

Non scattare significa creare un margine, prendersi del tempo per pensare e allineare quello a cui ci accingiamo a dedicarci ai nostri valori e ideali. La capacità di osservare era una delle virtù di Leonardo Da Vinci, in grado di meravigliarsi davanti a fenomeni a cui noi raramente prestiamo attenzione.

La scorsa settimana scrivevo del mio dilemma fra iPhone 11 Pro e iPhone SE per rimpiazzare il mio iPhone X deceduto nel sonno, e avevo finito con l’individuare due sostanziali differenze:

  • grandangolo e teleobiettivo per l’11 Pro;
  • 1000 euro in meno per l’SE.

Avevo risolto valutando che se fosse davvero giunto il momento di coltivare quella passione per la fotografia che mi porto appresso dalle scuole medie mi sarei comprato una reflex. Aver trovato il manuale di Elisabetta ha riacceso la mia passione e mi ha anche richiamato alla mente il concetto di serendipità. Di cui per altro scrivevo approfonditamente nell’articolo sulla stazione di sosta di Yamaguchi, dove si scende dal treno solo per fermarsi a contemplare il paesaggio, senza possibilità di allontanarsi dal belvedere.

Uno dei miei articoli maggiormente apprezzati è quello sul rallentare come strategia per curarsi dal male del nostro secolo, la cronica mancanza di tempo. Rallentare fino a sedersi e godersi il paesaggio, mi viene da aggiungere oggi.

Davanti al prossimo progetto lavorativo, pensando a cosa dedicarti nel fine settimana, o nello scegliere il regalo per una persona cara, prova a non scattare. Fermati un attimo, siediti e osserva la scena. Componi la tua foto. Definisci il tuo soggetto, osserva la luce come si muove, ascolta le sensazioni che ti induce. Ne verrà fuori una fotografia molto diversa.

  1. È uno di quei momenti in cui installo tutto da capo, riscarico app che non uso da tempo, ne compro di nuove, e poi mi ritrovo a rimuovere tutto. Capita, ci ho fatto il callo. Forse mi piace.
Riflessioni

Silvio Gulizia Twitter

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