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Data di scadenza

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
2 minuti

Qualche giorno fa discutevo con mio fratello della malsana idea di comprare un pianoforte vero o ibrido o insomma un digitale top di gamma. Ne ho bisogno? No, ma il tarlo me l’aveva messo lui spendendo 1.500 euro per un sassofono di qualità professionale non avendone mai suonato uno. “Cosa aspetti, di suonarlo con le dita che ti tremano?” Lui si riferiva all’età, io ho pensato subito all’artrite e al fatto che già le dita mi facciano male quando le sbatto per togliere l’acqua. E questo mi ha ricordato che viviamo tutti con una data di scadenza appiccicata al collo.

L’altro giorno poi è morto il cane di mia cognata. Qualche settimana fa avevano scoperto che aveva problemi di cuore. Un giorno è tornata a casa e l’ha trovato sdraiato sul pavimento. Il problema della data di scadenza è che non vediamo cosa c’è scritto sopra, e così non ci possiamo preparare.

La scorsa settimana avevo ricevuto un’email da un lettore a cui è stata diagnosticata un malattia che gli lascia un paio d’anni di vita. Mi chiedeva, come giornalista, di aiutarlo a raccontare la sua storia, ma francamente non me la sono sentita di sottrarre tempo a persone che ne avrebbero più diritto di me. Non so se gli sarei stato d’aiuto o meno, e forse la verità è che ho avuto paura di confrontarmi con il tema della data di scadenza. Poi però guarda, sono qui a farlo.

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Giuseppe Ungaretti

Magari sì magari no, un giorno mi tremeranno le mani o saranno così rigide che non riuscirò più a suonare o scrivere. O semplicemente, come dice mio fratello, diventerò troppo vecchio per farlo. Che poi è il tema del troppo tardi. Chi mi legge da tempo sa che sono un nerd da tastiera (a proposito, ieri ho finito di lavorare alla mia nuova tastiera) e se da un lato non ho il budget per estendere questa passione al piano – che poi sempre di tastiera si tratta – le parole di mio fratello hanno messo in moto tutta una serie di meccanismi dentro al mio cervello.

Perché non dotarmi di un piano che sia un piacere suonare anche e soprattutto per le mie dita? Non hanno forse diritto anche loro a una certa soddisfazione carnale nel pigiare i tasti di un pianoforte che suono tutti i giorni? E non hanno diritto le mie orecchie, fino a quando funzioneranno bene, di ascoltare un suono di qualità? Per carità, non che io non abbia un bel pianoforte, ma è pur sempre un digitale di fascia intermedia.

E mentre mi pongo tutte queste domande Yamaha mi tira fuori le rate a tasso zero. Serendipità? Così ci inizio a ragionare sul serio, e dopo qualche giorno mi ritrovo dentro fino al collo. Rate o non rate. Non so ancora come andrà a finire, e continua a non sembrarmi una grande idea spendere un sacco di soldi in un piano digitale o ibrido (tanto tanto un acustico, ma suonando per lo più in cuffia non ci sono grandi opzioni), quando però penso alla data di scadenza delle cose che stanno in frigo, quello che mi viene in mente è che tutte le volte che qualcosa non la consumo subito finisce sempre che me la ritrovo scaduta.

Riflessioni

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