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Fa' quello che dici

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
1 minuto

Uno dei motivi per cui non ho spesso bisogno di alzare la voce con i miei figli è che hanno imparato che se dico una cosa poi la faccio. Non è banale: la gente non fa quello che dice, mi ha insegnato un imprenditore che stimo. Nessuno escluso: spesso anche io, che pure ci sto attento. È questo uno dei motivi per cui ci tenevo a finire il mio libro sul minimalismo, che all’inizio doveva essere un semplice ebook per raccoglieva alcuni articoli già pubblicati, e alla fine é divenuto un libricino carino.

Tu fai quello che dici? Prova a pensare a tutte quelle cose che hai detto e a cui poi non hai dato seguito. Da domani mi metto a dieta, ti chiamo più tardi, voglio aprire un blog…

Ci sono due modi per non cascarci: il primo e più semplice è stare attento a quello che dici, evitando di fare affermazioni a cui sarà difficile dare seguito o mentire sapendo di farlo (mia figlia sa che quando mi chiede di non spostarla dal mio letto dopo che si sarà addormentata e non riceve risposta affermativa si risveglierà nel suo letto, e oramai si é rassegnata); il secondo è impegnarsi per fare seguire le necessarie azioni a quello che diciamo, anche e soprattutto quando ci rendiamo conto di esserci cacciati in un mezzo pasticcio (“Avevi detto che era facile…”).

Il motivo per cui dovremmo dare seguito sempre alle nostre affermazioni è molto semplice, e va oltre al renderci credibili agli occhi degli altri così come a quelli di noi stessi. È così infatti che costruiamo la nostra integrità e ci abituiamo a ragionare sui nostri valori. È così che riusciamo ad allineare le nostre azioni con le nostre intenzioni. Ed é così che impariamo a dire di no a tutto quanto non faccia altro che distrarci da quello che veramente vogliamo.

Imparare a dare ascolto alla propria pancia e fare quello che diciamo penso che siano due facce della stessa medaglia. Queste due cose infatti ci aiutano a focalizzarci su quello che ci interessa, rendendoci un po’ più immuni agli attacchi della società della distrazione.

Riflessioni

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