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Devo anche divertirmi

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
3 minuti

Le ultime settimane sono state così piene che non sono riuscito a scrivere nulla che valesse la pena spedirti. Letteralmente scrivere, perché diverse cose le avevo in mente e soprattutto una: devo anche divertirmi. Sono stato così preso dal lavoro e dalle mie diverse attività che prima ho ridotto il tempo per la musica, poi mi sono messo a lavorare di notte come non mi succedeva da anni, e infine ho tagliato il tempo che di solito dedico alla mia newsletter. A monte di tutto ciò, c’è che avevo deciso di dedicarmi al mio libro sul minimalismo, e invece pure il tempo per quello l’ho ridotto al lumicino. Ci siamo quasi, ma vorrei stamparlo e rileggerlo con la penna rossa prima di metterlo in produzione. Quello di oggi non è però solo un aggiornamento, ho pensato di scriverti per condividere con te tre brevi riflessioni sul periodaccio che sto passando.

Siccome però sono il primo a non amare le brutte storie, iniziamo con una bella digressione. Dunque, la scorsa settimana, nel bel mezzo di questo periodo buio che presto finirà, mi sono arrivati i pezzi per la mia nuova tastiera, la mia prima vera split. Mi sono perso come mio solito nel montarla, cercare pezzi nuovi per migliorarne l’estetica e il funzionamento (per il momento ho riciclato quello che avevo in casa) e studiare un nuovo layout con sei tasti in meno. Nelle due foto sopra vedi la tastiera che uso tutti i giorni e quella nuova, e come puoi notare in quest’ultima ci sono due file di tasti esterni di cui al momento non so che farmene. Il layout che ho adottato non li prevede, e sono molto indeciso se farne a meno, usarli per delle macro, o per come li usavo sulla mia prima ortho 4×12. Come puoi intuire, è una delle deformazioni a cui ti porta il minimalismo🙂 Sto anche progettando di realizzarne una io, ma mi ci vorrebbe molto più tempo di quello che ho a disposizione.

La precedente digressione serviva, oltre a renderti partecipe delle mie stravaganze nerd, a introdurre alcuni temi. Iniziamo dal tempo. Quello è sempre lo stesso, e purtroppo non è elastico. È un palloncino che puoi gonfiare fino a un certo punto, poi scoppia. Per ogni cosa che ci metti dentro, una ne devi togliere. Purtroppo a questo giro ho dovuto tagliare qualcosa a cui tenevo, perché non avevo più nulla da tagliare. Non ho tagliato le tastiere, le passeggiate, e non del tutto la musica: sono attività che tengono alto il mio umore, e da questo dipendono i miei risultati. Ho tagliato sul sonno, ed è stato molto stupido, perché da questo dipendono le performance del mio cervello. E da entrambe queste cose, umore e cervello, dipende la qualità dei miei rapporti con le altre persone.

C’è poi la questione del minimalismo, ovvero dei nostri valori. Costruire la tastiera perfetta è un bel progetto, e togliendo via via tutto quanto non è essenziale alla fine sto trovando la perfezione. Perfezione però che non esiste…

E qui arriviamo al terzo punto. Darci dentro con le proprie fissazioni, con quelle cose che ti fanno perdere la cognizione del tempo che passa, ma che ti stimolano a saltare fuori dal letto, a volte è l’unico modo di prendere una boccata d’aria e sentirsi vivi. E dunque, devo anche divertirmi ecco che assume un suo senso.

Come può il divertimento essere un obbligo, un dovere? Be’, in effetti forse non lo è: è più una questione di rispetto nei confronti della propria vita. Per rispolverare una metafora che uso spesso, l’importante non è dove arrivi, ma se ti ci diverti andandoci oppure no. Perché più lontano punti ad arrivare, meno tempo ti rimarrà per goderti quello che ci troverai, e quindi tanto vale godersi il viaggio, no?

Riflessioni

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