Salta al contenuto

Sottovaluta quel problema

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
2 minuti

Qualche giorno fa un giornalista, intervistando un mio cliente che ha chiuso un investimento da 30 milioni di dollari per la propria azienda, gli ha domandato come facesse ad avere sempre la risposta a ogni problema. O meglio, ha sottolineato che parlando con lui sembra sempre che la soluzione ce l’abbia a portata di mano. Il segreto, ha risposto l’iimprenditore, è che lui sottovaluta i problemi. Che significa? Non andrebbero presi sul serio i problemi?

Direi di no. È in effetti una tendenza che ho anche io: sottovalutare i problemi significa non vedere i problemi dove in effetti essi sono. Se non li vedi, non te ne preoccupi. Ovvero, non te ne occupi prima, che è esattamente quello che significa preoccuparsi. Non essendoci più il problema, la soluzione è più evidente. E anche non necessaria. Se e solo se poi il problema si presenta, lo si affronta. A quel punto però è probabile che tu sappia già come risolverlo, grazie all’esperienza maturata nel tempo che hai risparmiato non preoccupandoti del problema.

Ragionare sui problemi prima che questi si presentino non è una cosa sbagliata del tutto. Aiuta infatti a prevenirli. Soprattutto nel lavoro, prima di ogni attività penso a cosa potrebbe andare storto e trovo una soluzione per evitare che quello che potrebbe andare storto vada effettivamente storto ed elaboro un piano B per affrontare quello che potrebbe andare storto qualora lo facesse. Questo in effetti significa preoccuparsi dei problemi e cozza con quanto ho scritto sopra. Non del tutto però.

Ci sono tre tipi di problemi:

  • quelli che ti bloccano;
  • quelli che ti incasinano;
  • quelli che ti fanno fallire.

Dei primi è bene non preoccuparsi, perché è peggio essere bloccati che incontrare un problema. Dei secondi è bene non preoccuparsi troppo, senza però ignorarne l’esistenza. Se poi si presentano, si affrontano. Degli ultimi ha più senso preoccuparsi. A patto che non diventino bloccanti, perché in quel caso si ritornerebbe nella prima categoria. Ci sarebbe anche una quarta categoria di problemi, i cosiddetti nice to have, felici di averceli, ma va da sé che di questi non è necessario preoccuparsi prima.

In definitiva, mi pare che possiamo concordare sull’utilità di sottovalutare le prime due categorie di problemi, per concentrarci sul presente e preoccuparci casomai di quei problemi che ci potrebbero far fallire. Almeno fino a che non diventano bloccanti, che in quel caso sappiamo già come comportarci.

Riflessioni

Silvio Gulizia Twitter

Il padawan di questo sito.


Articoli correlati

Solo per gli iscritti

Il suono del taglio

In ogni pratica c’è un elemento che ti aiuta a progredire, ed è sempre lo stesso.

Il suono del taglio
Solo per gli iscritti

Progetti sì, progetti no

Fra pochi giorni aprirò la mia agenda per la review più importante dell’anno: quella finale. Quella in cui verifichi quanto hai realizzato, rivedi gli errori commessi e ne fai tesoro, cancelli progetti per cui ti eri preso una cotta passeggera, e finalmente butti giù gli obiettivi per rendere il

Progetti sì, progetti no
Solo per gli iscritti

Data di scadenza

Qualche giorno fa discutevo con mio fratello della malsana idea di comprare un pianoforte vero o ibrido o insomma un digitale top di gamma. Ne ho bisogno? No, ma il tarlo me l’aveva messo lui spendendo 1.500 euro per un sassofono di qualità professionale non avendone mai suonato

Data di scadenza