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Il ritorno del blog

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
4 minuti

C’è un sacco di gente là fuori convinta che i blog siano morti e che il futuro appartenga ai social network, ma queste persone non si rendono conto che con i blog si possono fare soldi e con i social invece no. E che, anzi, la maggior parte delle persone che stanno facendo i soldi con i blog, i social li stanno quasi ignorando. Perché Facebook & co sono morti che camminano e se hai intenzione di creare qualcosa di duraturo non puoi affidarti a Mark e soci, che già oggi i giovani li schifano.

Quando scrivi qualcosa su Internet, sei come un bimbo che al parco. Se porti il pallone le regole le fai tu. Chi gioca, lo decidi tu. Se si gioca o meno, lo decidi tu. E chi vuole giocare con te, te lo deve venire a chiedere, non può pagare per essere parte del tuo gioco. Il pallone è il tuo blog.

I social blog

Negli ultimi anni molta gente ha iniziato a scrivere blog sui social. Lo fanno perché i social offrono più visibilità e la danno in breve tempo rispetto a un blog, ma il blog è l’unico strumento in grado di generare e mostrare valore.

Prendi Rudy Bandiera, per esempio: su Facebook e LinkedIn ci scrive come se fosse il suo blog. Spesso produce contenuti di valore, ma quando Facebook chiuderà glieli porterà via. E un giorno Facebook potrebbe anche decidere di farlo fuori perché non paga, come ha già provato a fare con i molti che avevano costruito la loro visibilità attraverso le pagine di Facebook utilizzando i trucchi del mestiere. Poi Rudy ha anche il blog, dove genera valore, ma siccome si vende come esperto di social e personaggio pubblico (e su entrambi i fronti è tanto vero quanto è raro trovarne uno come lui), è gioco forza costretto a un certo tipo di attività sui social. Quanto contenuto che verrà perso pero! E che peccato perdere anche le bellissime storie di Carlotta Cattaneo, affidate a Facebook per comodità e che invece mi piacerebbe leggere direttamente nella mia email.

I follower del mio amico @Iddio che fine faranno quando Twitter chiuderà? Twitter è stato (è?) in vendita per parecchio tempo e nessuno se l’è comprato. Quando una cosa è in vendita, il prezzo cala, ma qui pare che neppure a regalarlo lo riescano a vendere.

Medium ha già cambiato business model più volte e ancora non si capisce che fine farà. Quello che è oramai chiaro è che Ev Williams è bravo a costruire certe cose, ma non bravissimo a farle fruttare, perché questa cosa qui dei social blog ci ha provato a farla prima con Blogger, poi con Twitter, e ora con Medium, e nessuno di questi strumenti è diventato quella macchina per stampare dollari che è invece Facebook oggi. Forse perché del valore ai social importa poco: loro hanno solo bisogno di quantità e la quantità è nemica della qualità.

I social sono soggetti alle stagioni. Flickr, MySpace, Delicious, FriendFeeds, sono cose del passato. Facebook, Twitter, LinkedIn e compagnia danzante prima o poi lo saranno.

I blog invece si evolvono, ma non spariscono. Restano lì a dimostrare il valore che sei stato in grado di generare. E creano connessioni durature attraverso mailing list e (un po’ meno) RSS.

Blog di successo (senza i social)

Un paio di anni fa sono intervenuto al Festival della Comunicazione per raccontare come si fanno i soldi con i blog. All’epoca non me ne sono reso conto, ma quello che mi stupisce oggi è come diversi di quei blogger che intervistai facessero soldi usando poco e nulla i social, e spesso essendo assenti su Facebook.

Shawn Blanc (Focus Course, Sweet Setup) usa solo Twitter come strumento per distribuire i propri articoli unitamente agli RSS. Lo stesso fanno Paul Jarvis e Ben Brooks. Diversi, come Matt Gemmell, si limitano a offrire i bottoni per la condivisione dei social. Altri, come David Sparks, hanno i soli follow. Nessuno ha la barra dei social sui dispositivi mobili. Poi ci sono autori come Jeff Goins e blog come Farnam Street che invece si limitano a offrire la condivisione con con Twitter, Facebook e poco altro.

L’elemento comune di tutti questi blog è il focus sul costruire un rapporto fra scrittore e lettore basato sull’e-mail, ovvero sulla capacità di inviare un messaggio uno a uno e non uno a molti. C’è una blogosfera là fuori che funziona a prescindere dai social e utilizza i social per quello che le tornano buoni, ovvero strumento di condivisione o diffusione del proprio messaggio. Il cui punto di origine e ritorno resta sempre e comunque il blog. Casa.

A cosa può servire il blog

Oggi esistono diverse forme di blog:

  • il classico blog scritto;
  • il video blog;
  • il blog per immagini;
  • il blog di “slide”, ovvero un luogo dove raccogliere le proprie presentazioni eventualmente diffuse tramite SlideShare.

Il blog non è più e non è mai stato un diario online. Oggi è soprattutto una forma di risposta alle domande e ai problemi delle persone. Il blogger è innanzitutto un servo: una persona che aiuta gli altri generando valore per tutti e condividendo quello che sa.

Solo una volta costruito il legame con il lettore, quest’ultimo sarà propenso a supportare l’attività dello scrittore con il proprio contributo economico, che può giungere in varie forme:

  • Acquisto di prodotti o corsi;
  • Membership;
  • Donazioni;
  • Partecipazioni a eventi;
  • Affiliazione.

Conclusioni

È davvero necessario lasciare i social? No, ma occorre limitarsi a usarli come strumento di distribuzione di massa. I social sono una bottiglia che galleggia in mezzo al mare e porta in giro un messaggio scritto per qualcuno che ancora non conosciamo. Quando egli lo troverà, sarà interessato al messaggio e a noi, e la bottiglia finirà nel tritavetro.

I blog rappresentano quello che ci lasciamo alle spalle. Basta pagare l’hosting e ci sopravvivono. I social, nella migliore delle ipotesi, terminano con noi.

Blogging ChallengeScrivere

Silvio Gulizia

Il padawan di questo sito.


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