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Flow - ingaggiare il lettore

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
3 minuti

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In un TED talk del 2004, lo psicologo ungherese Mihaly Csíkszentmihályi ha spiegato in modo molto semplice il concetto di flow. Esso è uno stato di “flusso” nel quale ci troviamo profondamente immersi e immuni alla maggior parte delle distrazioni, al punto da perdere la cognizione del tempo, come accade a uno sciatore lanciato su una pista nera. Una cosa che mi succede spesso quando leggo, ma non sempre. Come si può scrivere un articolo per fare in modo che il lettore si senta in questo stato di trance?

Titoli e sottotitoli seduttivi

Ça va san dir, il primo strumento per immergere il lettore nello stato di flow è il titolo dell’articolo. Esso deve spiegare il tema di cui trattiamo, promettere qualcosa di più di quello che c’è nel titolo — quindi dare un motivo al lettore per leggere — e anche intrigare un po’ chi ancora non è convinto di leggere. Non solo: al titolo dell’articolo è demandata anche l’espressione del nostro brand, per soddisfare la comune esigenza, nostra e del lettore, di trovarsi davanti a qualcosa di originale. Dopo il titolo però il lettore non legge subito l’articolo, si ferma sui titoli dei paragrafi, se li trova.

Ogni articolo andrebbe infatti diviso in parti, ognuna delle è un pezzo del puzzle. E cioè, per avere una chiara visione d’insieme, il lettore deve percepire l’esigenza di mettere insieme i pezzi. Per questo i titoli dei paragrafi dovrebbero seguire la stessa logica del titolo principale: descrittivi, ma non troppo, introduttivi, e intriganti.

Un altro ottimo strumento per aiutare il lettore a scivolare dentro l’articolo è sfruttare l’excerpt dello stesso a mo’ di sommario.

Formattazione

La formattazione di un articolo è un altro strumento fondamentale per raggiungere il nostro obiettivo.

I principali strumenti sono:
neretti e corsivi: utilizzati rispettivamente per evidenziare i punti chiave e sottolineare le parole su cui far cadere l’accento;
capolettera: per “aiutare” il lettore a iniziare a leggere l’articolo, perché il nostro cervello funziona così, che se vede il capolettera la prima parola la legge subito e poi è curioso di sapere cosa viene dopo (vedrai che non la uso più, perché nel mio contesto incide poco, ma ognuno dovrebbe provare nel suo);
citazioni: le citazioni consentono di alleggerire la pagina, a livello grafico, e dare al contempo al lettore l’idea che ci siamo documentati prima di scrivere — e dovremmo averlo fatto. I click to tweet in questo caso non funzionano, perché distraggono il lettore mandandolo fuori dall’articolo, anche se in una determinata fase di vita del blog possono aiutare alla sua diffusione.

La tecnologia dei paragrafi

Una cosa molto importante — e di conseguenza anche molto difficile da realizzare — è iniziare e chiudere ogni paragrafo con un intro e un outro. Vale a dire, spiegare nella prima riga, o frase, di che tratta il paragrafo. Anche in questo caso, veicolare il messaggio del paragrafo attraverso una sequenza di tre concetti (magari racchiusi in tre frasi) è utile a gestire il flusso, perché il nostro cervello ci capisce meglio per strutture di 3 cose. Ogni paragrafo va chiuso con un’introduzione al paragrafo successivo, così che il lettore resti appeso perché rimane lì con l’idea che gli manchi un pezzo se non finisce di leggere. Il che poi è la regola principe della costruzione di un articolo tramite una struttura.

Come strutturare un articolo per raggiungere lo stato di flow

In articoli precedenti ho illustrato le tre principali strutture di cui faccio uso:

Un articolo con una struttura fluisce dall’inizio alla fine con una propria logica, ma per dare ritmo all’articolo e stampare il concetto nella testa del lettore, è necessario utilizzare titoli e sottotitoli chiari, formattare il testo accuratamente e scrivere i paragrafi con un po’ di metodologia.

Questo alla lunga diventa automatico, e lo scrittore trova così lo spazio per concentrarsi sulle parole.

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Silvio Gulizia Twitter

Il padawan di questo sito.


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