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Relazioni

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
4 minuti

Uno degli aspetti chiave della crescita personale sono le relazioni con gli altri. Da qualche giorno ho iniziato una nuova collaborazione con un’azienda e dopo anni da freelance mi sono trovato di nuovo a lavorare in team. Ho pensato allora di andarmi a rivedere un testo chiave sulle relazioni, Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie e mettere per iscritto alcuni spunti.

Uno degli assiomi del testo che mi erano rimasti in mente è “non criticare”. Credo che vada invece rivisto così: trasforma le critiche in elogi. Criticare mette le persone sulla difensiva. Quando vieni criticato la prendi sul personale e tendi a giustificare la tua posizione, non a riconsiderarla. Elogiare invece sprona le persone a fare meglio ed essere migliori. Preferiresti sentirti dire “così non va bene, miglioralo” oppure “non è male, ma sono sicuro che con le tua capacità di … tu possa fare meglio, che dici?”?

Elogiare inoltre ci aiuta a far sentire gli altri interessanti e importanti. Interessanti perché li conosci, perché apprezzi le loro doti. E importanti perché da loro ti aspetti il top. A tutti piace essere interessanti: è per questo che quando ci domandano delle cose che ci piacciano non la smettiamo di parlare. Questo ci aiuta a stabilire un contatto. Quando ci troviamo davanti a una persona, nuova o nota che sia, è più importante farla sentire interessante che cercare di essere interessanti noi. Oggi i social media ci offrono un sacco di informazioni sui profili delle persone e queste sono un ottimo strumento per trovare punti interessanti negli altri, così da avviare conversazioni in grado di stabilire dei legami. Utile specialmente quando incontriamo una persona che ancora non conosciamo e da cui vogliamo ottenere qualcosa.

L’atteggiamento con cui facciamo tutto ciò è assai importante. Salutare gli altri con un sorriso e con l’entusiasmo di un cagnolino quando il suo padrone rientra a casa è il modo più semplice e veloce per sviluppare un clima favorevole. Nella stessa ottica vanno indicazioni come sforzarsi di ricordare e usare il nome delle persone che incontriamo nelle conversazioni che abbiamo, domandargli dei propri interessi, dei bambini, dell’azienda, della squadra in cui giocano o per cui tifano e così via. Tutti amiamo parlare di queste cose, ma non sempre abbiamo a disposizione qualcuno con cui farlo. Ecco che per coltivare relazioni personali e soprattutto professionali diventa importante invitare gli altri a raccontarsi ed essere disposti ad ascoltarli. Nascondere il proprio iPhone mentre si parla con qualcuno, per esempio, è un gesto per dire “ehi, ti sto ascoltando”. E penso che tutti lo apprezziamo.

Purtroppo però non si può essere sempre d’accordo con gli altri. A volte capita di aprire discussioni in cui proprio non ci si piglia. E allora? Fondamentale diventa evitare di vincere la discussione smontando l’altra persona, perché si tratterebbe di una vittoria che lascerebbe feriti sul campo. Se proprio non è possibile evitare la discussione, cosa che è sempre preferibile, meglio è esprimere il proprio dissenso in modo cordiale. Partire dall’assunto che quello che dicono gli altri sia sbagliato li spingerà infatti solo a rafforzare le proprie convinzioni. Tocca quindi convincerli a esaminare il nostro punto di vista. Già, ma come? Ammettere di avere torto e invitare a riesaminare i fatti è il punto di partenza. Da lì per cercare di portare gli altri sulle nostre posizioni è necessario trovare un punto di condivisione iniziale, qualcosa su cui sia impossibile essere in disaccordo, perché se uno si mostra in disaccordo poi si sentirà costretto a difendere la propria posizione e torneremo al punto di partenza. Se riusciamo a essere d’accordo su qualcosa, se iniziamo a fargli dire di sì a qualcosa sarà allora più facile proseguire su un sentiero comune. Se effettivamente riusciamo a portare il nostro avversario alle nostre stesse conclusioni, non è però il caso di fargli notare che si sbagliava, perché questo non farebbe altro che irritarlo. È molto meglio celebrare insieme a lui il raggiunto accordo. Riesaminando la questione dall’inizio potremmo però accorgerci di esserci davvero sbagliati, e a quel punto l’importante è riconoscerlo esprimendo gratitudine agli altri per averci fatto riflettere.

Per gli stessi motivi, se intendiamo innescare un cambiamento o sollecitare l’adozione di una soluzione, è più utile piantare dei semi che germogliando portino i nostri interlocutori a ritenere che la nostra idea l’abbiano avuta loro piuttosto che affermarla e difenderla con forza. Possiamo per esempio proporgli le riflessioni che ci hanno condotto ad avere l’idea sperando che abbiano lo stesso effetto su di loro. Trovare un punto di partenza comune e aiutare gli altri ad arrivare alle nostre stesse conclusioni è anche il modo migliore per chiudere un contratto con un fornitore o chiedere uno sconto al meccanico per la riparazione dell’auto.

Per avere pieno successo con tutte queste strategie è però necessario non solo ascoltare gli altri, ma anche e soprattutto cercare di comprendere il loro punto di vista. Non per smontarglielo, ma per capire come ci siano arrivati ed evitare che riesaminando la questione ci ritornino. Questo inoltre aiuterà a generare empatia con le persone con cui interagiamo. A volte il semplice dire “al tuo posto la vedrei allo stesso modo” aiuta a stabilire un contatto che consente di evitare lo scontro. Infine, cercare di comprendere il punto degli altri ci aiuta a diventare più tolleranti nei loro confronti.

Un ultimo sputo molto interessante è quello di parlare agli altri come se già avessero le caratteristiche che noi gli chiediamo di sviluppare. Se tu già sei così, puoi farlo. Elogiando e apprezzando le persone alziamo naturalmente l’asticella per loro e le sproniamo a raggiungere l’obiettivo. E quando ti dicono che puoi farcela ti senti naturalmente spinto a farcela, fosse anche solo per non deludere i tuoi fan.

Riassumendo, per crescere nella vita di tutti i giorni è necessario lavorare sui rapporti personale e professionali tenendo presente quello che piace a tutti noi, ovvero sentirci importanti, interessanti e rispettati. Ma soprattutto ascoltati, capiti e tifati non solo da chi ci comanda, ma anche e soprattutto da chi ci vuole bene.

Life Hacking

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