Salta al contenuto

Cerchio arancione o cerchio verde?

Silvio Gulizia
Silvio Gulizia
2 minuti

Qualche settimana fa, di fronte all’ennesimo capriccio di mia figlia per non ricordo più quale motivo, le ho dato un foglio bianco e un pennarello arancione, e le ho chiesto di disegnare un cerchio verde. È rimasta un po’ perplessa e ha obiettato che le avevo fornito un pennarello arancione. Io le ho ripetuto che volevo un cerchio verde, esattamente come fa lei quando vuole una cosa e non accetta che non sia come vuole lei. Sempre perplessa, ma un po’ anche divertita – avrà pensato che sono matto, o voleva vedere dove sarei andato a parare? – ha disegnato un cerchio, e poi mi ha guardato. Le ho detto che non lo volevo vuoto, e lei l’ha colorato. Poi ha preso il foglio e me l’ha dato. Io: “Voglio un cerchio verde, questo non è verde, è arancione”.

Allora le ho spiegato questo concetto essenziale, che a me oggi pare evidente, ma che forse non lo era prima e magari non lo è per tutti. Il punto è questo: quello che siamo, quello che ci accade, come ci gira il mondo attorno, tutto dipende da quello che ci mettiamo. Nel cerchio.

Siamo quello che facciamo. Lo diceva anche Aristotele.

Siamo quello che mangiamo. Letteralmente. Se mangiamo cose sane, siamo sani. Se ingurgitiamo schifezze, siamo una schifezza. Perché quello che mangiamo alimenta il nostro corpo, e quello che non utilizziamo lo impegna per smaltirlo.

Non siamo quello che siamo stati, né quello che saremo, siamo quello che siamo. Qui e ora.

Non siamo quello che vogliamo. Perché quando lo vogliamo non lo siamo ancora, e qualora lo fossimo non lo vorremmo. E questo vale anche per gli altri. Non sono quello che vogliamo, e qualora lo fossero non lo vorremmo.

Non siamo quello che pensiamo. E questo è un po’ più complicato. Quello che pensiamo è solo un tentativo di spiegare quello che abbiamo in mente, come nelle parole crociate quando tiriamo fuori una parola per vedere se ci sta. E spesso non ci abbiamo capito nulla. O quello che ci viene in mente ce l’ha messo qualcun altro con messaggi che cerchiamo di interpretare o continuiamo a non capire.

Siamo quello che facciamo, nel momento in cui lo facciamo. Dopo averlo fatto siamo stati, e prima di farlo siamo una possibilità. In ogni momento della nostra giornata abbiamo questa possibilità qui, e possiamo scegliere chi essere. Ed è il caso di scegliere di scegliere. Chi sei davvero è il risultato di queste scelte.

Prima di prendere una decisone, dire qualche cosa, compiere un’azione, prova a ripetere “cerchio arancione o cerchio verde”?

Io lo sto facendo con mia figlia. Vuoi un cerchio di lagne o un cerchio di sorrisi? E con me stesso. Vuoi essere orgoglioso di quello che dici e fai o pentirtene subito dopo? Funziona. Non sempre, ma poi ci torno su e mi rendo conto che se me lo fossi ricordato avrebbe funzionato. È che funziona solo se ripeti cerchio verde o cerchio arancione? allo stesso modo in cui guarderesti il semaforo prima di attraversare un incrocio.

Penso che in questo ci sia molto di quello che ho imparato attraverso la meditazione, ed è uno dei motivi per cui ho deciso di scriverci un libro.

Riflessioni

Silvio Gulizia Twitter

Apprendista Jedi. Life hacker. Scrittore.


Articoli correlati

Solo per gli iscritti

La paura di ChatGPT

Una riflessione sui pericoli a cui ci espone l'emozione che proviamo davanti all'intelligenza artificiale.

La paura di ChatGPT
Solo per gli iscritti

Epitaffio

Quello che vorrei dirti se ti capitasse di passare davanti alla mia lapide.

Epitaffio
Solo per gli iscritti

Il suono del taglio

In ogni pratica c’è un elemento che ti aiuta a progredire, ed è sempre lo stesso.

Il suono del taglio